Sono un fotografo creativo.
Ma se vogliamo, anche uno scrittore e un grafico...
Ciò che racconto nelle mie immagini sono le emozioni
che determinati luoghi mi ispirano,
i loro misteri, le loro suggestioni.
Per questo ricorro a tecniche particolari e originali per rivelare l'intima essenza di un paesaggio, di un monumento, di un rudere, di un bosco, di un fiore.
Come scrisse la grande fotografa americana Diane Arbus,
"credo davvero che ci siano cose che nessuno vedrebbe, se io non le fotografassi".
Vorrei aver scritto io questa frase, perché mi rappresenta appieno.
Attraverso le mie mostre, i miei libri,
i cataloghi e le presentazioni
cerco di coinvolgere il pubblico in questo viaggio fantastico e affascinante, affinché l'approccio ai luoghi e alla natura
non sia superficiale e sfuggente, ma profondo.
Ma se vogliamo, anche uno scrittore e un grafico...
Ciò che racconto nelle mie immagini sono le emozioni
che determinati luoghi mi ispirano,
i loro misteri, le loro suggestioni.
Per questo ricorro a tecniche particolari e originali per rivelare l'intima essenza di un paesaggio, di un monumento, di un rudere, di un bosco, di un fiore.
Come scrisse la grande fotografa americana Diane Arbus,
"credo davvero che ci siano cose che nessuno vedrebbe, se io non le fotografassi".
Vorrei aver scritto io questa frase, perché mi rappresenta appieno.
Attraverso le mie mostre, i miei libri,
i cataloghi e le presentazioni
cerco di coinvolgere il pubblico in questo viaggio fantastico e affascinante, affinché l'approccio ai luoghi e alla natura
non sia superficiale e sfuggente, ma profondo.
Perché il Seppia?
Che colore è il seppia, in fondo?
Secondo Wikipedia è una tonalità del marrone-grigio.
Teoricamente, è definibile numericamente, ad esempio
scegliendo in un programma di fotoritocco
le tonalità RGB 112-66-20, o quelle CMYK 0-41- 82- 56.
Il nome deriva dal pigmento estratto dalla sacca dell'omonimo cefalopode.
Nel caso di questo sito, però, il nome è ovviamente legato al fatto che il tono seppia
(più che il colore) caratterizza tutto ciò che è "vintage" per usare un termine in voga oggi:
ricorda, insomma, i "bei tempi andati", quando le foto avevano
questa tonalità calda, romantica, evocativa.
Basta guardare alcune delle immagini pubblicate su "Camera Work" di Stieglitz per rendersene conto. La maggior parte aveva infatti un'intonazione seppia.
La pratica del "viraggio" delle stampe bianco e nero è durata a lungo,
e in certi casi continua tutt'ora. Le stampe, in realtà, venivano virate
principalmente per motivi di conservazione:
il metallo più stabile (come l'oro, il selenio, il rame) si sostituiva all'argento della stampa,
che tendeva in molti casi a degradarsi, rendendo la foto molto più duratura.
Il viraggio seppia, nello specifico, trasformava l'argento nel solfuro dello stesso metallo:
in pratica lo ossidava proprio come avrebbe fatto il tempo, solo in modo controllato e uniforme.
Per questo le stampe seppia sono sopravvissute, diventando l'icona stessa della foto "vecchia", antica...
Oggi si ricorre a viraggi elettronici, cioè fatti nella "camera chiara" del computer.
E in effetti si utilizza una gamma di tonalità vastissima. Io stesso, oltre al seppia, utilizzo
anche il ciano, o le foto duotone (ciano e giallo, ad esempio).
Chi ha mai provato (come ho fatto io) a virare una stampa bianco e nero
col bagno chimico al solfuro (che ha un odore tremendo)
non può che essere grato alla tecnologia!
Per non parlare dell'inquinamento, della salute e della sicurezza personale.
Come noterete, in questo sito ci sono foto anche a colori, oltre che monocromatiche.
Il nome del sito fa dunque riferimento solo alla mia ispirazione,
che si nutre di tecnologia moderna
eppure guarda al passato senza inutili romanticherie o nostalgie,
ma con la giusta attenzione verso il pittorialismo,
le foto d'epoca, Camera Work, gli anni gloriosi della fotografia.
Non so spiegare perché sia affascinato da quel tipo di immagini.
In realtà, più che al contenuto strettamente iconografico
(obiettivamente superato e opinabile), amo la veste sontuosa
di certe immagini, il fatto che ci ricordano un'epoca in cui si aveva
uno sguardo più ingenuo, più fresco, un approccio meno smaliziato
al mondo che ci circonda e alle sue bellezze.
Inoltre, trovo che a differenza di quelle di oggi,
quelle fotografie conservino un'aura di mistero che non smette di catturarmi.
Infine, mi piace creare questa commistione tra immagini moderne,
realizzate magari in digitale o su pellicole moderne,
e il loro sembrare invece appena uscite
da qualche cantina polverosa, o dal baule del nonno...
Che colore è il seppia, in fondo?
Secondo Wikipedia è una tonalità del marrone-grigio.
Teoricamente, è definibile numericamente, ad esempio
scegliendo in un programma di fotoritocco
le tonalità RGB 112-66-20, o quelle CMYK 0-41- 82- 56.
Il nome deriva dal pigmento estratto dalla sacca dell'omonimo cefalopode.
Nel caso di questo sito, però, il nome è ovviamente legato al fatto che il tono seppia
(più che il colore) caratterizza tutto ciò che è "vintage" per usare un termine in voga oggi:
ricorda, insomma, i "bei tempi andati", quando le foto avevano
questa tonalità calda, romantica, evocativa.
Basta guardare alcune delle immagini pubblicate su "Camera Work" di Stieglitz per rendersene conto. La maggior parte aveva infatti un'intonazione seppia.
La pratica del "viraggio" delle stampe bianco e nero è durata a lungo,
e in certi casi continua tutt'ora. Le stampe, in realtà, venivano virate
principalmente per motivi di conservazione:
il metallo più stabile (come l'oro, il selenio, il rame) si sostituiva all'argento della stampa,
che tendeva in molti casi a degradarsi, rendendo la foto molto più duratura.
Il viraggio seppia, nello specifico, trasformava l'argento nel solfuro dello stesso metallo:
in pratica lo ossidava proprio come avrebbe fatto il tempo, solo in modo controllato e uniforme.
Per questo le stampe seppia sono sopravvissute, diventando l'icona stessa della foto "vecchia", antica...
Oggi si ricorre a viraggi elettronici, cioè fatti nella "camera chiara" del computer.
E in effetti si utilizza una gamma di tonalità vastissima. Io stesso, oltre al seppia, utilizzo
anche il ciano, o le foto duotone (ciano e giallo, ad esempio).
Chi ha mai provato (come ho fatto io) a virare una stampa bianco e nero
col bagno chimico al solfuro (che ha un odore tremendo)
non può che essere grato alla tecnologia!
Per non parlare dell'inquinamento, della salute e della sicurezza personale.
Come noterete, in questo sito ci sono foto anche a colori, oltre che monocromatiche.
Il nome del sito fa dunque riferimento solo alla mia ispirazione,
che si nutre di tecnologia moderna
eppure guarda al passato senza inutili romanticherie o nostalgie,
ma con la giusta attenzione verso il pittorialismo,
le foto d'epoca, Camera Work, gli anni gloriosi della fotografia.
Non so spiegare perché sia affascinato da quel tipo di immagini.
In realtà, più che al contenuto strettamente iconografico
(obiettivamente superato e opinabile), amo la veste sontuosa
di certe immagini, il fatto che ci ricordano un'epoca in cui si aveva
uno sguardo più ingenuo, più fresco, un approccio meno smaliziato
al mondo che ci circonda e alle sue bellezze.
Inoltre, trovo che a differenza di quelle di oggi,
quelle fotografie conservino un'aura di mistero che non smette di catturarmi.
Infine, mi piace creare questa commistione tra immagini moderne,
realizzate magari in digitale o su pellicole moderne,
e il loro sembrare invece appena uscite
da qualche cantina polverosa, o dal baule del nonno...
Nota biografica
Sono nato a Roma il 20 febbraio del 1964, lo stesso giorno (ma 62 anni dopo) di Ansel Adams, cosa che mi inorgoglisce particolarmente! Sin da piccolo ho praticato la fotografia B/N, stampando le mie prime immagini nella camera oscura paterna. Dopo alterne vicende, ho ripreso a scattare foto “seriamente” nel 1989, dedicandomi essenzialmente a scatti naturalistici (soprattutto macro). Nei primi anni ’90 ho iniziato a collaborare con l’agenzia Panda Photo di Roma, poi con la rivista “Plein Air”, in seguito con diverse altre riviste. In tempi più recenti ho pubblicato i miei reportage con “I Viaggi di Repubblica”, “Gente Viaggi”, “Elle”, “Vie del Gusto” ed altre. In totale ho pubblicato oltre 200 reportages. Sono rappresentato oggi dalle agenzie Marka, Alamy e Arcangel Images. Ho anche scritto una guida sul Tevere (“Il Viaggio del Tevere”, edizioni Iter - www.iteredizioni.it) e diversi volumi per la collana “Itinera” dell’Editore Penne&Papiri, tra cui una sulla Campagna Romana ed una sul Lazio meridionale (www.penneepapiri.it). Da circa due anni mi dedico a tempo pieno all’attività artistica e creativa.
Qui sotto potete scaricare il mio portfolio con le mie migliori immagini "editoriali"
Sono nato a Roma il 20 febbraio del 1964, lo stesso giorno (ma 62 anni dopo) di Ansel Adams, cosa che mi inorgoglisce particolarmente! Sin da piccolo ho praticato la fotografia B/N, stampando le mie prime immagini nella camera oscura paterna. Dopo alterne vicende, ho ripreso a scattare foto “seriamente” nel 1989, dedicandomi essenzialmente a scatti naturalistici (soprattutto macro). Nei primi anni ’90 ho iniziato a collaborare con l’agenzia Panda Photo di Roma, poi con la rivista “Plein Air”, in seguito con diverse altre riviste. In tempi più recenti ho pubblicato i miei reportage con “I Viaggi di Repubblica”, “Gente Viaggi”, “Elle”, “Vie del Gusto” ed altre. In totale ho pubblicato oltre 200 reportages. Sono rappresentato oggi dalle agenzie Marka, Alamy e Arcangel Images. Ho anche scritto una guida sul Tevere (“Il Viaggio del Tevere”, edizioni Iter - www.iteredizioni.it) e diversi volumi per la collana “Itinera” dell’Editore Penne&Papiri, tra cui una sulla Campagna Romana ed una sul Lazio meridionale (www.penneepapiri.it). Da circa due anni mi dedico a tempo pieno all’attività artistica e creativa.
Qui sotto potete scaricare il mio portfolio con le mie migliori immagini "editoriali"
| portfolio_pdf.pdf | |
| File Size: | 19605 kb |
| File Type: | |
Qui, invece, c'è il mio portfolio dei reportages pubblicati
| portfolio_pubblicati.pdf | |
| File Size: | 5990 kb |
| File Type: | |
